Villafranca di Verona - La tua casa Verona

Il 14 novembre 1796, durante la campagna d’Italia, Napoleone trasferì a Villafranca il quartier generale e soggiornò nel palazzo Comini (ora caffè Fantoni). Fu la notte che precedette la battaglia di Arcole.

Nel periodo del Risorgimento Villafranca è stata coinvolta in quasi tutte le fasi salienti dell’epoca; sia per la posizione vicino al Mincio che per la strada postale tra Mantova e Verona (due città del Quadrilatero) che la attraversava.

Nel 1848 (I Guerra d’Indipendenza) fu sede del quartier generale piemontese (presso l’albergo “Il Sole”) e da palazzo Gandini Morelli Bugna poi Bottagisio il generale toscano Cesare de Laugier osservava il volgersi in sconfitta della battaglia di Custoza.

Nel 1859 fu sede del quartier generale austriaco (ospitando anche l’imperatore Francesco Giuseppe) e l’11 luglio dello stesso anno ospitò (presso il palazzo Bottagisio, oggi in via Pace) l’incontro tra Francesco Giuseppe e Napoleone III ricordato come “Pace di Villafranca” che concluse la II Guerra d’Indipendenza.

Nel 1866 fu coinvolta nella III Guerra d’Indipendenza, in particolare il 24 giugno 1866 uno scontro si svolse (ai margini della città, in direzione di Verona, nei pressi dell’attuale via Quadrato) tra la 16ª divisione di fanteria comandata dal principe Umberto di Savoia e la cavalleria austriaca; la fanteria italiana si dispose a “quadrato” respingendo gli assalti del nemico.

Nel 1918 (il 1º agosto) si tenne in località Ganfardine (zona del neonato campo di volo, nucleo del moderno aeroporto) un incontro tra Vittorio Emanuele III e il vescovo di Verona mons. Bacilieri; l’occasione fu lo schieramento del 332º fanteria dello stato dell’Ohio.

Il Fascismo fu accolto tutto sommato senza ostilità a Villafranca, alcuni villafranchesi parteciparono alla marcia su Roma. Una delle poche impronte visibili lasciate da questo periodo è il Monumento ai Caduti della Prima guerra mondiale del 1929.

L’impatto sull’assetto urbanistico fu di continuità con l’esistente, fu aperta una nuova via parallela (ad est) al corso Vittorio Emauele II, chiamata via dell’Impero (oggi via Marconi). Sempre del 1929 è l’inaugurazione dell’acquedotto.

Nel 1930 venne girato nel capoluogo un film a titolo “Villafranca” del regista G.Forzano che si snoda attorno alle vicende della II Guerra d’Indipendenza e del trattato; al momento non esistono copie di questa pellicola, soltanto alcune scatti fotografici del set.

La Seconda guerra mondiale arrivò a Villafranca anche con attacchi aerei alleati. Si ricordano come particolarmente devastanti quelli del 28 agosto 1944 e del 18 novembre 1944.

Il motivo principale degli attacchi era la presenza dell’aeroporto, utilizzato dopo il 1943 dai tedeschi; approntato dopo Caporetto, negli anni ’40 si trovava più ad ovest rispetto all’attuale, con una conformazione a triangolo la cui punta arrivava a Villafranca (è ancora visibile all’imbocco di via Quadrato, nei pressi dell’Obelisco, un edificio appartenente alle caserme del campo di volo). L’area è stata poi occupata da una zona artigianale e in parte residenziale (tra cui una indicazione toponomastica come “via ex-campi di aviazione”) che ingloba ancora oggi in costruzioni come stalle, capannoni e abitazioni alcune parti (pilastri in cemento armato) delle vecchie strutture degli hanga.

Negli anni ’60 del XX secolo Villafranca partecipò al boom economico del resto della penisola. L’11 luglio 1961 fu aperto l’aeroporto civile (il cui nome attuale “Valerio Catullo” è stato scelto e assegnato solo nel 1987), il 3 agosto 1964 è stato inaugurato l’ospedale “Magalini”, costruito a sud del fiume Tione nei pressi del Castello (distrutto da un incendio nel 2003 e sostanzialmente ricostruito ed ampliato nel 2011).

Il fervore di rinnovamento anche edilizio ha portato anche alcuni eccessi come l’abbattimento dell’ottocentesco Teatro Comunale (costruito sulla antica chiesa parrocchiale) nel 1963-66 e di altri edifici del centro storico sostituiti da edifici più moderni (la stessa situazione verificatasi in altri centri limitrofi, non senza discussioni, come a Povegliano Veronese e a Castel d’Azzano sempre per la demolizione di vecchi edifici di culto).

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